Un popolo in ciabatte

I viaggi di notte, in autostrada, hanno sempre un certo fascino. Di notte non ci sono più né vinti, né vincitori.

La notte è zona franca.

Perché la notte non ha pretese, vive il suo temporaneo armistizio dalle ansie della vita, rimandando il tutto al giorno dopo.

Ma andiamo per ordine.

Mi chiamo Valeria. Ho trentacinque anni…

Ho già trentacinque anni.

Non sono sposata, né fidanzata.

Non ho nemmeno figli.

Mentre veleggio sicura verso la mia menopausa mi guadagno da vivere vendendo scarpe. Ho un piccolo negozio. Una luce sola, in centro a Milano, però, in via Solferino.

È un vecchio negozio di famiglia. Lo aveva aperto mio nonno prima della guerra. Poi lo ha gestito mia madre con le sue due sorelle e adesso è passato a me.

Vendere scarpe non mi dispiace, non so se l’avrei scelto come mestiere però non mi dispiace affatto.

Se fosse stato per me avrei più facilmente messo su una “minchioteca” in centro: uno di quei deliziosi negozietti pieni di roba… portacandele improbabili, appoggia-vivande con su stampata la faccia di Audrey Hupburn, appendiabiti in pailettes…insomma cose inesorabilmente inutili e vagamente decorative.

Invece vendere scarpe mi riporta coi piedi per terra.

Il mocassino, in questo caso, aiuta.

E poi mi piace immaginare chi comprerà cosa.

Vinco se azzecco i gusti.

Come un gioco.

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