Dove altro devi andare …

La sua vita si fermò il 20 febbraio del 1985. Tutto quello che è venuto dopo è stato il tentativo goffo e silenzioso di cancellare ciò che era successo in quella sala operatoria.

La sua vita si arrestò in uno stand-by che scoloriva il presente e rimandava a un futuro senza più cardini. Tutto diventava opinabile.

Le idee persero convinzione, i sensi intensità e su tutte le esperienze della vita calò una nebbia grigia che intartarò le giunture e impedì lo scorrere del tempo, anestetizzando i sentimenti e annacquando le emozioni.

PRIMO CAPITOLO

Pedalata dopo pedalata sentiva il sudore scendere, mischiarsi alla pioggerella che stava venendo giù e appiccicargli i capelli alla faccia.

L’aria entrava dalla bocca asciugandogli la saliva e le speranze. Anche gli occhiali si erano appannati dal vapore che trasudava dal suo viso.

I camion passavano senza tregua, su quella strada provinciale, facendo traballare la bici. A Martino tornava in mente sua madre che tante volte si era fatta giurare che non sarebbe mai passato per quella strada: “È pericolosa, come solo poche altre cose a questo mondo”, ma era anche la più veloce e lui, quella sera, doveva rischiare.

Stringeva le mani sul manubrio, quasi a sbriciolarne le manopole mentre il buio si stava avvicinando, inesorabile come il lupo cattivo nelle favole.

La molletta da bucato che aveva messo sui pantaloni, sentiva che sbatacchiava sui raggi. “Mollettina, ti prego, non tradirmi, non sganciarti. Non stasera”. Tutto era andato storto in quel pomeriggio di metà inverno.

….

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