Archivio per la categoria ‘scrittrice’

 

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Nella formazione di un insegnante non è prevista la preparazione vocale.
Eppure la voce è il vostro strumento tecnico di lavoro.
Con la voce comunicate, insegnate, raccontate, affascinate, sgridate.
Voi insegnanti usate la voce tante ore al giorno e a volte dovete anche alzare il volume, per farvi ascoltare.
L’uso prolungato e lo sforzo provocano, a volte, arrossamenti alla gola e in certi casi addirittura polipi alle corde vocali.
Se poi la voce che ne esce è stridula e strozzata, l’insegnante perde in autorevolezza.
Ma… se l’uso prolungato e lo sforzo invece di essere uno svantaggio si trasformasse in un punto di forza?
Sì, perché, se l’impostazione è corretta, le tante ore di lavoro intensivo diventano allenamento e, come in tutte le discipline, l’allenamento ne rafforza le potenzialità.

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Ti è mai capitato di dover alzare la voce e proprio nel momento in cui dovresti esprimere fermezza, autorevolezza, ti viene fuori una voce stridula, strozzata?
Oppure di sentire la tua voce registrata e di non riconoscerti, di non piacerti, o addirittura di provare fastidio? È orribile, vero?
Allora questo è il corso che fa per te.
Ti faccio una premessa: questo è un corso veloce e pratico, che sfrutta il momento più propizio della giornata cioè, la mattina, diminuendo quindi la fatica e l’impegno, perché già la natura fa tanto.
Il corso ha un obiettivo ben preciso: imparare ad usare la voce, acquisendo chiarezza, autorevolezza e carisma.
Imparerai, poi, a non mangiarti più le parole, come magari a volte può esserti capitato, favorendo quindi l’ascolto e la comprensione da parte del tuo interlocutore.
La peculiarità del mio metodo è che è particolarmente indicato per tutti coloro che hanno poco tempo e soprattutto l’esigenza di non cambiare improvvisamente, per non essere oggetto di curiosità e commenti.
E fondamentalmente non rischierai mai di perdere la tua naturalezza nel parlato, rischiando di sembrare “ingessato” e pomposo, come vecchi personaggi del teatro.
In più apprenderai un modo sano di parlare, che ridurrà notevolmente il rischio di infiammazioni alla gola, polipi, e altre patologie collegate.
Ti basteranno pochi minuti ogni mattina, per fare qualche esercizio, meglio se in totale solitudine e ti chiederò di porre particolare attenzione ad alcune cose durante la giornata.
Prenderai coscienza di ciò che fino adesso hai fatto istintivamente, senza che nessuno te lo abbia mai insegnato.
Perché proprio il mattino per fare gli esercizi?
Per sfruttare il momento della giornata che, per natura, è il più adatto al nostro scopo.
Infatti, l’impostazione della voce che proviene da una notte di sonno, quindi da un periodo di tempo, più o meno lungo, in cui siamo stati coricati, rilassati, in silenzio, in cui la respirazione in modo naturale è diventata quella che si chiama in gergo respirazione diaframmatica, ci permetterà di trovare più facilmente la cassa di risonanza giusta.
A quel punto, t’insegnerò come mantenere questa “cassa di risonanza”.
Imparerai anche degli esercizi, degli esercizi che potrei fare nei momenti morti della tua giornata, che non ti impegneranno granché, li farai mentre sei in ascensore, mentre sei in macchina, mentre cucini, e questi ti permetteranno di non mangiar più le parole.
Il cambiamento del tuo modo di parlare avverrà gradualmente, in modo che tu non venga esposto a critiche o prese in giro.
Manterrai quindi la tua naturalezza, che è uno delle promesse di questo corso.
Scoprirai, però, e questa sarà la grande sorpresa per te, scoprirai di possedere una voce capace di raccontare, affascinare e convincere, una voce che forse, non hai mai sospettato di avere.
Perché la buona notizia, è che ognuno di noi ha dentro di sé una voce splendida. Bisogna tirarla fuori.
Ti anticipo subito che sarà necessaria, però, un po’ di costanza, d’impegno e di attenzione durante il resto della giornata, fino a che tutto questo non diventerà un processo automatico.
Questo videocorso è rivolto a persone che, come te, vogliono migliorare le relazioni personali, la qualità del loro lavoro, crescere in autorevolezza, incrementare il carisma ed essere ascoltati più facilmente.
E correggere i principali difetti della voce, come ad esempio voce tremolante, voce stridula, voce debole.
Bene abbiamo molto lavoro che ci aspetta, sei pronto, sei pronta?
Iniziamo subito!

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Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni si incontrano e inventano un cioccolatino che chiamano dapprima “cazzotto” e poi BACIO PERUGINA.Logo-Destini-Incrociati

 

Un popolo in ciabatte – incipit

Pubblicato: 20 novembre 2011 in scrittrice

I viaggi di notte, in autostrada, hanno sempre un certo fascino. Di notte non ci sono più né vinti, né vincitori.

La notte è zona franca.

Perché la notte non ha pretese, vive il suo temporaneo armistizio dalle ansie della vita, rimandando il tutto al giorno dopo.

Ma andiamo per ordine.

Mi chiamo Valeria. Ho trentacinque anni…

Ho già trentacinque anni.

Non sono sposata, né fidanzata.

Non ho nemmeno figli.

Mentre veleggio sicura verso la mia menopausa mi guadagno da vivere vendendo scarpe. Ho un piccolo negozio. Una luce sola, in centro a Milano, però, in via Solferino.

È un vecchio negozio di famiglia. Lo aveva aperto mio nonno prima della guerra. Poi lo ha gestito mia madre con le sue due sorelle e adesso è passato a me.

Vendere scarpe non mi dispiace, non so se l’avrei scelto come mestiere però non mi dispiace affatto.

Se fosse stato per me avrei più facilmente messo su una “minchioteca” in centro: uno di quei deliziosi negozietti pieni di roba… portacandele improbabili, appoggia-vivande con su stampata la faccia di Audrey Hupburn, appendiabiti in pailettes…insomma cose inesorabilmente inutili e vagamente decorative.

Invece vendere scarpe mi riporta coi piedi per terra.

Il mocassino, in questo caso, aiuta.

E poi mi piace immaginare chi comprerà cosa.

Vinco se azzecco i gusti.

Come un gioco.

Un popolo in ciabatte – sinossi

Pubblicato: 20 novembre 2011 in scrittrice

Siamo nella primavera del 2009. Una giovane donna sta andando, in auto, da Roma a Rimini per lavoro. Viaggia di notte, è sola.

Si chiama Valeria, abita a Milano, è titolare di un negozio di scarpe in centro, non è sposata, né ha figli.

Mentre per lavoro spesso le capita di viaggiare, la sua vita sembra rimanere in stallo, sempre uguale a se stessa.

All’altezza di Aquila est, forse per una solidarietà bizzarra con la sua esistenza, anche la sua Ford si ferma irrimediabilmente.

Lei finirà in un campo di tende della Protezione Civile, quelli sono i giorni del post-terremoto e gli alberghi sono tutti pieni, nella paradossale condizione di dover essere aiutata dai terremotati stessi.

La sosta, forzata per qualche giorno, visto che molte autofficine sono chiuse e l’unica aperta è fin troppo impegnata a gestire l’emergenza, le farà incontrare un’umanità sofferente e palpitante: uomini e donne, vecchi, bambini, giovani madri con figli molto piccoli, ragazzi costretti a crescere in fretta e persone diversamente abili, clown dottori e dottori veri, pompieri, militari e civili volontari, italiani ed extracomunitari.

Gente di diversa estrazione culturale e di diversissimi ceti sociali accomunati dall’esperienza di essere uomini. Un’umanità sovrabbondante e commovente.

Una giostra di persone avvicinate per caso o per volontà da una condizione estrema. Dolore, fatica, pietà, disperazione e sbigottimento, paure ed egoismi, speranze e gioie, tutti dentro questo treno di esistenze sorpresi da una terra che trema e certezze che vacillano.

Valeria cercherà prima di allontanarsi in fretta, riuscendo anche a tornare a casa, troppo spaventata da tutto ciò, poi farà un tentativo incerto di trarre un qualche vantaggio per la sua attività e infine si renderà disponibile a lavorare dopo l’emergenza, imparando che la prima a dover essere ricostruita era lei. Accetterà di condividere quel destino di “mendicante”, fino a farsi scambiare per una terremotata, mentre cadranno le sue ipocrisie e le presunte ambizioni. Si sporcherà le mani e si comprometterà il cuore, scoprendo che mai in vita sua si è sentita più vera di quando si è definita terremotata da una vita, senza sapere di esserlo, in perenne stato di calamità naturale e in attesa di ricostruzione.

Il terremoto le rimarrà dentro come un anticorpo, come un tatuaggio antico, come una necessità dell’anima per non annegare nelle sabbie molli flaccide di chi si sente sistemato.

Un racconto ironico e vibrante che svela, da un punto di vista diverso la tragedia accaduta in Abruzzo che ha scosso l’Italia intera e l’ha fatta sentire unita.

dove altro devi andare – incipit

Pubblicato: 20 novembre 2011 in scrittrice

Pedalata dopo pedalata sentiva il sudore scendere, mischiarsi alla pioggerella che stava venendo giù e appiccicargli i capelli alla faccia.

L’aria entrava dalla bocca asciugandogli la saliva e le speranze. Anche gli occhiali si erano appannati dal vapore che trasudava dal suo viso.

I camion passavano senza tregua, su quella strada provinciale, facendo traballare la bici. A Martino tornava in mente sua madre che tante volte si era fatta giurare che non sarebbe mai passato per quella strada: “È pericolosa, come solo poche altre cose a questo mondo”, ma era anche la più veloce e lui, quella sera, doveva rischiare.

Stringeva le mani sul manubrio, quasi a sbriciolarne le manopole mentre il buio si stava avvicinando, inesorabile come il lupo cattivo nelle favole.

La molletta da bucato che aveva messo sui pantaloni, sentiva che sbatacchiava sui raggi. “Mollettina, ti prego, non tradirmi, non sganciarti. Non stasera”. Tutto era andato storto in quel pomeriggio di metà inverno.

….

LE SFIDE MI STUZZICANO.

Ero laureata in architettura quando mi trovai a un bivio: da una parte la proposta di assunzione in un importante studio, dall’altra un contratto di sei mesi per uno spettacolo, ma il futuro sarebbe stato da inventare.

Le sfide mi stuzzicano, pensai.

Come attrice mi sono formata prima al CTA e poi in numerosi altri stages, con maestri come Gianni Mantesi, Greta Seacat, Adriana Innocenti e Piero Nuti…
Gli anni che sono venuti dopo sono stati intensi, in giro per l’Italia con varie compagnie e diversi spettacoli, sia comici sia drammatici.
Nel ‘93 ho partecipato a uno stage sulla comicità tenuto dal duo Zuzzurro e Gaspare:
“Se volete diventare cabarettisti dovete per prima cosa imparare a scrivere i testi , il resto verrà dopo”, “… Accidenti; saperlo prima non mi sarei iscritta”, ho pensato.
Ma siccome le sfide mi intrigano, nel buio della mia stanzetta mi sono cimentata.
Da lì è iniziata la mia esperienza nei cabaret (Harrison Cafè di Lugano, Caffè teatro di Samarate, Zelig, Sesto Cabaret) portando in giro diversi spettacoli di cui firmavo i testi e la regia (Meglio un carciofo oggi, Ridateci la calzetta, E venne il Natale, Dieci paia di scarpe di donna…) e numerosi personaggi (Sole, Irry, Paola la mamma, Esposita…).

Contemporaneamente al lavoro in teatro è cresciuta la mia attività come speaker, rappresentando i brands più famosi (Fiat, Infostrada, Wind, Subaru, L’Oreal, Garnier, Ferrero, Findus, Danone, Bonduelle).

Dal ‘96 al ‘07 ho insegnato all’Accademia “Professione M.A.S.” , sotto la direzione di Susanna Beltrami.

“Avrei bisogno di soggetti da cui trarre spunto per i miei dipinti. Perché non mi suggerisci dei testi? Anzi perché non mi scrivi tu dei racconti. Ti va di provare?” mi disse una pittrice di origine argentina.
Ormai lo sapevo quanto le sfide mi affascinassero, non potevo sottrarmi.
Questa collaborazione mi ha portato a scrivere diversi racconti, uno dei quali “L’irrisolta”, nel 2007, vinse un concorso organizzato da Giulio Perrone Editore.

“Signora, crede di riuscire a consegnare il libro finito entro un mese?”
Avevo appena finito di scrivere il romanzo, non ancora editato,”Dove altro devi andare?” e “Un popolo in ciabatte” format radiofonico sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo, quando a novembre del 2010 mi venne proposta la stesura della biografia del duo canoro, i Jalisse. Non sapevo quasi niente di loro e il tempo a disposizione era veramente pochissimo.
Nel febbraio 2011 è uscito per ANordEst edizioni “I Jalisse che fine hanno fatto?

Dopo è venuta l’esperienza a Radio24, nella redazione di Destini Incrociati, successivamente I Magnifici Destini, ecc..
Mi sono “innamorata” di tutti i personaggi di cui ho raccontato la storia, mi sono fatta ispirare dal loro coraggio, consolare dai loro successi. Ho raccontato, per prima, vicende dimenticate e scomode, come quella di Luisa Spagnoli e di Giovanni Buitoni, dell’invenzione del Bacio Perugina e della griffe di moda. E alla fine del 2016 ho chiuso il cerchio prestando la voce allo spot del Bacio Perugina.

Nel 2015, sono tornata al teatro firmando il monologo teatrale “7 paia di scarpe da donna” , di cui sono anche attrice e regista.

Recentemente qualcuno ha definito persone con un curriculum disordinato e poliedrico, come il mio, degli SLASHER (/). Ecco: credo, proprio di essere proprio una slesher.

… e questo è niente rispetto a come mi ha sorpreso la vita, ma qua non posso raccontare tutto…