l’irrisolta

Pubblicato: 19 novembre 2011 in scrittrice

 

“Avevo avuto tanta paura di lei ma ora la guardo in faccia e riesco a capire solo quanto sono stata stupida” aveva detto così la signora Pallaci, Gabriella Pallaci, moglie di Antonio.

Era stata intervistata da ”La vita in diretta” insieme alla signora Carla.

Non si erano mai conosciute prima e Carla non sapeva neanche dell’esistenza della signora Gabriella, sapeva solo che 43 anni prima era stata fidanzata lei con Antonio Pallaci e avrebbe voluto sposarlo.

Ma lui non glielo aveva mai chiesto.

O meglio così lei aveva creduto. Fino al giorno in cui una troupe televisiva non si era presa la libertà di andarla a cercare e di raccontarle che il suo destino aveva scelto un’altra strada.

All’epoca il fidanzamento fu interrotto per un litigio.

Antonio, però, aveva addormentato l’orgoglio affidando a una lettera il suo disarmo.

Ma Carla era un grande amore e lui si era sentito troppo vulnerabile, quindi, insieme alla sua passione, aveva spedito il suo inesorabile aut-aut.

 

La lettera si era confusa nei meandri postali, scivolata dietro alla scrivania di un’insignificante stazione ferroviaria, mai recapitata e ritrovata 43 anni dopo per scatenare emozioni e soddisfare la morbosa fantasia di cronisti e spettatori.

Il servizio era durato poco più di dieci minuti e in dieci minuti non si può risarcire una vita consumata nell’attesa.

L’ hanno trasmessa che parlava mostrando la lettera e la sua amarezza, senza audio, mentre sotto la voce di una speaker affranta commentava la bizzarra combinazione.

Veniva bene in video, e anche in foto, ma non se ne faceva più nulla di quella bellezza indurita e non spesa.

Anche lui aveva il volto molto diverso e il marchio di un’altra.

Si guardavano rispettosi, lei e Antonio, pudichi nel non voler mostrare un sentimento già troppo violato. Ma si guardavano anche estranei, padroni dell’amore che era stato, senza, però, la vita nel mezzo.

Si erano sì rincontrati ma quando ormai non sapevano più cosa farsene, così come s’erano persi quando avevano ancora molte cose da dirsi e adesso sembravano stonati uno accanto all’altra.

Ma agli occhi estranei eppure attenti di molti era balzato evidente che Antonio sembrava sì addolorato, certamente incredulo, assolutamente stordito ma soprattutto imbarazzato da tanto interesse attorno a quella vicenda e alla sua esistenza. Lui si era rassegnato a quell’amore molto tempo fa e ora guardava la cicatrice con misericordia e pazienza.

 

Carla invece aveva negli occhi il guizzo della speranza che da quel momento le cose sarebbero cambiate, avrebbe recuperato tutto il tempo perso, avrebbe avuto restituito il posto che da sempre doveva essere il suo. Non importa se era un po’ sgualcito e ancora caldo, era il suo posto occupato da un’altra solo per un errore.

Quella donna le aveva rubato la vita e l’aveva vissuta per lei.

Certo, pensava Carla, non dev’essere stato facile neanche per la signora Gabriella dividere un presente di seconda scelta con un passato ingombrante ma adesso tutto era tornato in ordine. Quello non era un tiro mancino della vita ma l’atteso traguardo di un percorso che sembrava infinito.

In qualche piega della sua mente c’era sempre stata la certezza che quel momento sarebbe venuto.

Era per quello che si era conservata così, con un viso senza rughe e un corpo senza tempo.

La pelle trasparente di un volto senza espressioni, non usato: non aveva riso, non aveva pianto, non si era corrucciata, emozionata, smarrita, avvilita, disperata, divertita e non aveva neanche, 43 anni prima, avuto il coraggio di tornare a prenderselo quell’amore che le apparteneva.

 

Persino la menopausa sembrava non aver lasciato traccia nel suo corpo non consumato, neanche in quel sovrappeso inconfondibile che appartiene a tutte le donne di quell’età e così Carla poteva ostentare orgogliosa un girovita da velina, stridente con la sua età.

Una vecchia sedia di un salotto buono ancora con la plastica sopra e un disperato bisogno di riscatto in un corpo considerato un vuoto a rendere.

Quando si spensero i quarzi delle riprese Carla apparve sfinita nel suo tailleur fucsia fuori moda, e il rossetto color pennarello aveva perso molto della maniacale precisione iniziale.

Il regista si complimentò con i protagonisti per l’efficacia del servizio e con la troupe: “Tutti bravi!”.

E mentre un fonico non risparmiava a Carla quell’ultima violenza sfiorandole i seni per staccarle il microfono a pulce dal vestito, lei scrutava Antonio, un po’ meravigliata, a dir la verità, dell’intima familiarità che lui sembrava avere con la moglie.

Aspettava fiduciosa la sua prossima mossa, in fin dei conti gliela doveva per come erano andate le cose e poi bisognava ricominciare dal corteggiamento, no? Non stava bene che iniziasse lei.

Neanche 43 anni dopo riusciva a mettere da parte l’orgoglio e osare fare il primo passo.

Ruppe il giaccio, invece, la signora Gabriella che rivolgendosi a Carla con la dolcezza che le mogli riservano a chi è stato importante nella vita del marito e non lo si è mai conosciuto le disse:

“Mi ha fatto molto piacere averla conosciuta, sapesse quanto sono stata gelosa, ma, sa alla nostra età, ormai, è tutto superato, non crede? perché non viene a trovarci qualche volta, vorrei tanto che conoscesse i nostri figli, se non guida possiamo farla venire a prendere da uno di loro, vedesse che bei ragazzi…allora ci conto, eh?…Antonio, perché non vi mettete d’accordo per una domenica, mandiamo uno dei ragazzi a prenderla se vuole”…come se fosse stata una vecchia cugina ritrovata solo tanti anni dopo.

Superato. Ecco quello che Carla non aveva mai fatto: superare.

Si erano arrugginiti i meccanismi per “superare” nella vita e ogni volta sarebbe stato più difficile.

Antonio le si avvicinò, le prese la mano con affetto e le disse:”Spero che tu sia felice … perlomeno lo sia stata…mia moglie, sai, parla sempre troppo ma ti capirei se non venissi a trovarci…a vedere la casa di un amore di gioventù…ma scusa non vorrei che fraintendessi…se decidi di venire sei la benvenuta…allora…a presto” e si girò impacciato, andando a cercare la moglie, per toccarle il braccio rassicurandola e rassicurandosi.

 

Ma come tutto qui? Come sarebbe a dire “a presto”, quell’incontro non poteva limitarsi a quella stringata conversazione, non esauriva niente, non provava nulla, non le rendeva ragione, non la riscattava. Adesso cosa avrebbe dovuto fare, come avrebbe potuto andare avanti.

Prima almeno aveva i suoi ricordi e i suoi sogni, ma adesso neanche più quelli. Erano diventati a forma di realtà e erano così miseri, insufficienti, secchi… tutto era successo e niente era cambiato. Cosa avrebbe dovuto fare? cambiar vita, ubriacarsi, urlare…era di nuovo in  “stand-by”, nella condizione di sempre che conosceva bene…o forse era solo questione di tempo?

Certo, lo choc lo aveva fatto reagire così, in fin dei conti c’era da aspettarselo e poi c’era anche la moglie presente, non poteva fare tanti colpi di testa in presenza della moglie…si trattava solo di aspettare un altro po’, e a partire dall’angolo più grigio del suo animo, con sollievo, sentì muoversi per tornare alla luce la squallida familiarità di quello stato.

In fin dei conti le sue pigrizie, le sue tristezze non sarebbero cambiate e lei sapeva bene come trattarle per conviverci anche se malamente.

Avrebbe potuto continuare ad avere un futuro con grandi promesse e un presente con grandi attese. Era di nuovo sicura che il meglio dovesse ancora venire e questo in fondo era rassicurante.

Non si accorse quindi di una delegazione della produzione, formata dal regista, l’aiuto e uno degli autori che le si avvicinò e, con l’aria di chi ti annuncia che hai appena vinto una lotteria, le chiedono di poterle parlare:

 

“Sa, siamo sinceramente stupiti dalla sua capacità di penetrazione in video. Signora mia lei buca.”

Carla li osservava basita non capendo bene dove volessero arrivare ”Buca il video, il picco di ascolti ci è salito alle stelle e anche il direttore di rete ci ha telefonato chiedendo di non lasciarla scappare. Sa, è vincente quella sua aria di donna d’altri tempi, così soprafatta eppure dolce, così vibrante eppure arresa, lo spettatore si identifica con la sua sensibilità …e anche con la sua passività …senza dimenticare la storia della lettera, soggetto addirittura da film…le inventiamo un contenitore, che so io, dove lei fa rincontrare chi si è amato da giovane con tutte le famiglie, i figli, andiamo a rovistare tra gli amori passati, a far rincontrare i “primi amori” quelli che non si dimenticano…adesso dico così tanto per dire, la prima cosa che mi viene in mente, lo potremmo anche chiamare “primo amore dove sei?”, la mandiamo nella fascia oraria del pomeriggio, verso le cinque, le sei, a quell’ora le casalinghe guardano la televisione e a loro piace molto essere rappresentate…identificarsi, anche il look è quasi perfetto, sì, con qualche ritocco, però quell’aria demodé, quell’espressione…irrisolta…vedrà ne faremo un personaggio.

Cara la mia signora la sua vita cambierà da adesso in poi”.

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